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Saluto a Padre Adriano Maronese SVD

admin · 14 giugno 2010

Caro Padre Adriano,

fraternamente, carissimo Adriano,

lo so che queste parole non le avresti volute sentire, ritenendole per il tuo modo di pensare sfiorettature retoriche e superflue, ma te le voglio dire lo stesso per permettere a me e all'Associazione Amici Verbiti, agli ex allievi di Varone, di ringraziarti per l'entusiasmo e l'amore, con la A maiuscola come usavi dire, che ci hai rivolto in tutti questi anni in cui ci accompagnavi personalmente. Lo faccio anche per i tanti amici dell'associazione VAROM che ti salutano caramente e ti ricorderanno per sempre.

Tu ci hai tante volte inculturato su temi a te molto cari, sulle virtù teologali, che avrebbero dovuto diventare il nostro pane quotidiano; ci hai insegnato lo stile dell'amore così come dettava san Paolo ai Corinti: chi ama è paziente e premuroso, chi ama non è geloso, chi ama è rispettoso, chi ama rifiuta l'ingiustizia, chi ama tutto scusa, solo tre cose contano, fede, speranza e amore. La più grande di tutte è l'amore. Questo amavi ripeterci.

Con te abbiamo passato tanti momenti belli, anche nelle annuali gite che facevamo con gli amici. L'ultima con te in Polonia. Ricordo con profonda commozione quel giorno che visitammo il santuario della Divina Misericordia a Cracovia, inaugurato da Papa Giovanni Paolo II°. Di fronte a tale tempio manifestasti indifferenza se non contrarietà a si tanta imponenza, ma poi entrati e davanti al grande dipinto di Gesù Misericordioso il tuo cuore si sciolse ed ad alta voce intonasti il canto “Tu sei la mia vita altro io non ho..” Poi il coro coprì la tua voce.

Spesso nei tuoi pensieri ci ricordavi la parabola del buon samaritano del tuo “amico” Luca. Quell'insegnamento lo hai messo in pratica quotidianamente, non volevi essere come quel sacerdote o quel levita che, scendendo verso Gerico, nel vedere quel disgraziato incappato nei briganti, passò oltre. Tu da buon samaritano eri persona pronta a dar aiuto a tutti ma sopratutto a chi era nel bisogno. L'”altro” non era nella tua chiusa stanza, ma fuori nei luoghi pubblici, in piazza, a fianco alla gente comune. Quanti sono quei ragazzi, ora grandi, che ricordano i tuoi insegnamenti di catechesi! Quanti sono gli scaut, ora grandi, che ricordano la tua fermezza e da essa hanno tratto insegnamento! Quante sono le giovani coppie che hai preparato al matrimonio! Quante ne hai sposate! Quanti bambini hai orgogliosamente battezzato! Quante coppie di sposi hai riportato all'altare per anniversari! Quante persone hai consolato e confortato nella parrocchia di Fiavè e della tua Ballino! Quante persone hai voluto amare mettendoti a disposizione nell'associazione VAROM nel raccogliere ogni ben di Dio per i bambini e poveri della Romania! Quante persone del gruppo anziani hai reso felici con le tue catechesi nella mia Isera! Ecco, per queste persone, tu sei stato un buon samaritano e ora sono qui numerose a ringraziarti.

Personalmente voglio ringraziarti per avermi fatto partecipe della tua famiglia e ti ringrazio per aver amato la mia famiglia. Ho conosciuto casa tua, la tua carissima mamma Emma, che oggi incontrerai, le tue carissime sorelle Valeria e Mariella che con tanto amore e pazienza ti hanno accompagnato, sopratutto in quest'ultimo tratto di vita terrena e tuo fratello Remigio che ha partecipato al tuo Calvario.

Ricordo con affetto quando parlavi di tua nonna, dei suoi insegnamenti, del suo continuo pregare e attribuivi a lei, con il suo esempio, il merito della tua vocazione sacerdotale.

Amavi ricordare il grande Vasaio del profeta Geremia. Lo hai fatto il 21 aprile del 2009, già provato dalla grave malattia, al funerale della tua cara mamma Emma e successivamente il 7 luglio 2009, ancora più provato, alla morte del nostro caro amico Dino Coltro. ““Come argilla nella mani del Vasaio – dicevi – sì, così siam tutti. E le mani del Vasaio sono le vicissitudini che ci segnano mente e cuore . Mani del Vasaio sono le persone che ci hanno aiutato a delineare il nostro modo di vedere, di amare e di credere, di soffrire e gioire, di progettare e di lottare. Mani di Vasaio: mani di un Dio appassionato e fantasioso creatore e grande Maestro di delicati e preziosi “restauri”. Le piccole e grandi umane fragilità, i passi incerti sulle indicazioni di Dio, li consegnamo alle mani e al cuore del Vasaio. E il Vasaio che cosa fa? Guarda le crepe del vaso, prende altra creta e fa un nuovo vaso, come gli detta il cuore. E questo vaso, da Lui ricreato, ce lo mette nelle mani come pegno, perché comprendiamo che suo intimo desiderio è che nessuno si perda di coloro che Egli ama. Ci ha amato infatti fino a dare se stesso per noi!”” Queste erano le parole che uscivano dalla tua bocca e dal tuo cuore colmi di amore per il tuo Creatore.

Avrei tante altre cose da dirti, troverò sicuramente il modo giusto per raccontartele, ma intanto le tengo strette nel cuore.

Ora, dopo una vita, seppur breve ma intensa, ti presenti al cospetto di Dio, non con le mani in mano, ma con le mani callose e ruvide, colme di amore e di carità. Dio considera solo queste, sorvolando quelle piccole fragilità tipiche di ogni essere umano. Sì, veramente, ti sei fatto trovare con la lampada accesa.

Nella bottega accanto al grande Vasaio, in bella e luminosa esposizione, vedo un'opera raffinata e stupenda, un vaso dipinto a mano con colori vivaci, tempestato di pietre rare e preziose. Sei tu Adriano, hai raggiunto il Vasaio che ti ha creato. Godi eternamente la Sua compagnia.

Ringraziamo tutti il Signore per averti messo sulla nostra strada.

Ciao Adriano.

Carlo Rossi Segretario Associazione Amici Verbiti



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